Interruttore differenziale
Il differenziale confronta le correnti che partono e tornano: stacca in caso di dispersione verso terra, anche senza sovraccarico.
Pubblicato il 21 agosto 2026
Foto : Archivio immagini Sparx Elec In breve
Un interruttore differenziale (salvavita) non scatta mai a caso: apre il circuito quando rileva una dispersione verso terra superiore alla soglia di sicurezza di 30 mA. Sul campo, l’individuazione del guasto richiede una sequenza rigorosa: sezionare i magnetotermici a valle, escludere gli elettrodomestici con resistenze o motori, ispezionare le scatole di derivazione esposte all’umidità e misurare la resistenza di isolamento delle linee secondo la CEI 64-8 prima di riarmare.
Questo scatto può avvenire in qualsiasi momento: di notte, durante un programma di lavaggio, al ritorno dalle vacanze, o subito dopo un temporale. In tutti i casi, il modo di procedere è lo stesso: staccare la corrente, individuare il circuito colpevole, provare gli apparecchi uno a uno, e non riarmare finché la causa non è eliminata. È questa procedura che sviluppo nell’articolo, con le regole della CEI 64-8 che incorniciano gli impianti in Italia.
30 mA
sensibilità di scatto per la protezione delle persone
CEI 64-8
norma degli impianti elettrici utilizzatori
1 volta al mese
frequenza raccomandata del test del pulsante T
DM 37/08
regolamento degli impianti e imprese abilitate
Un interruttore differenziale confronta in modo permanente le correnti che entrano ed escono tra la fase e il neutro. In un impianto sano, tutto ciò che esce dalla fase torna dal neutro. Se rileva una differenza, è che una parte della corrente prende un altro percorso, generalmente verso terra attraverso un difetto di isolamento, un isolamento degradato o una persona.
Quando la dispersione raggiunge circa 30 mA, il differenziale stacca l’alimentazione per proteggere le persone dall’elettrocuzione. È la sensibilità standard per la protezione delle persone: una corrente più elevata che attraversa il corpo può provocare una fibrillazione ventricolare. Il dispositivo reagisce in pochi millisecondi.
Il salvavita si compone di due elementi: l’interruttore magnetotermico, che stacca in caso di cortocircuito o sovraccarico (troppi apparecchi accesi insieme), e il relè differenziale, che misura l’equilibrio tra l’energia entrante e uscente e provoca lo scatto in caso di dispersione. Questa doppia funzione spiega perché il salvavita protegge sia dalle dispersioni sia dai sovraccarichi.
Va distinto il caso del sovraccarico da quello della dispersione: se scatta il magnetotermico del circuito, la causa è una sovraccarico o un cortocircuito; se scatta il differenziale generale, la causa è una dispersione verso terra. La diagnosi non si conduce allo stesso modo.
Il quadro elettrico di un’abitazione contiene diversi tipi di apparecchi modulari montati su guida, ed è frequente confondere le loro funzioni. Questa distinzione è al centro della diagnosi: secondo l’apparecchio che è scattato, la ricerca non si conduce allo stesso modo.
L’interruttore differenziale è un apparecchio largo, spesso posto a capo di una fila, che protegge più circuiti insieme. Stacca l’alimentazione quando rileva una dispersione verso terra superiore alla sua sensibilità, generalmente 30 mA. Il suo scatto segnala un difetto di isolamento, un apparecchio difettoso o umidità, ma non dice quale circuito preciso è in causa: stacca tutto ciò che si trova dopo di lui.
Il magnetotermico, invece, è un apparecchio più stretto che protegge un solo circuito terminale: le prese di una stanza, l’illuminazione, il forno, e così via. Reagisce ai sovraccarichi e ai cortocircuiti, non alle dispersioni verso terra. Quando scatta, il problema è quasi sempre una sovraintensità su quel circuito preciso: troppi apparecchi collegati insieme, o un difetto franco tra conduttori.
Esistono anche i differenziali magnetotermici, che combinano le due funzioni: rilevano le dispersioni verso terra come un differenziale e i sovraccarichi come un magnetotermico. La diagnosi deve quindi cominciare con una lettura attenta del quadro: quale apparecchio è scattato, e cosa protegge esattamente.
Le cause si raggruppano in alcune famiglie che percorro nello stesso ordine durante una diagnosi: gli apparecchi collegati, l’umidità, i cavi e il quadro stesso.
Quest’ordine non è casuale: va dal più probabile al più raro, e dal più semplice da verificare al più lungo da controllare. Nella grande maggioranza dei casi, la causa si trova dal lato degli apparecchi collegati. Solo dopo aver eliminato questa famiglia ci si occupa dell’impianto fisso.
È la causa più corrente. Un apparecchio il cui isolamento è degradato lascia passare una parte della corrente verso terra. Lavatrice, lavastoviglie, scaldabagno, forno: gli apparecchi che scaldano o che contengono acqua sviluppano più facilmente difetti di isolamento. La prova è semplice: scollegare gli apparecchi del circuito interessato e vedere se il salvavita regge.
Facciamo un esempio concreto. Una lavatrice fa scattare il salvavita a metà programma, nel momento in cui la resistenza di riscaldamento si mette in funzione. La resistenza è l’elemento più sollecitato termicamente dell’apparecchio: il suo isolamento può creparsi con il tempo e lasciar passare la corrente verso la massa. La prova consiste nello scollegare la lavatrice, riarmare il salvavita e rilanciare un programma: se il quadro regge, l’apparecchio è in causa.
Lo stesso ragionamento vale per uno scaldabagno, una lavastoviglie o un forno. La regola che do è semplice: un apparecchio che fa scattare il salvavita in modo ripetuto, spesso nello stesso momento del suo ciclo, va scollegato e controllato. Una volta identificata la causa, l’apparecchio non va più usato finché non è stato riparato o sostituito.
Una presa esterna, un’illuminazione del giardino, una tubazione che riceve infiltrazioni d’acqua: l’umidità crea un percorso conduttore verso terra. Lo scatto avviene spesso dopo la pioggia o quando il tempo diventa umido. È un segnale da prendere sul serio, perché acqua ed elettricità non si mescolano mai.
L’umidità è una causa che si osserva nel tempo. Un salvavita che scatta di tanto in tanto, senza logica apparente, merita che si annotino le circostanze: è dopo una pioggia intensa, dopo aver annaffiato il giardino, in primavera quando il terreno si scongela? Questi indizi orientano verso una tubazione interrata, una presa esterna o un pozzetto mal stagno.
La difficoltà con l’umidità è che può sparire da sola quando il tempo si asciuga, rendendo il difetto intermittente e difficile da riprodurre. Il circuito colpevole si trova allora con il metodo di eliminazione: abbassare i magnetotermici uno a uno, riarmare, osservare. Una volta isolato il circuito, bisogna ispezionarne il percorso, in particolare i passaggi all’esterno e i punti di ingresso dell’acqua.
Durante i temporali, diversi fattori possono provocare lo scatto: le sovratensioni causate dai fulmini, l’aumento dell’umidità che colpisce i cavi con isolamento danneggiato, la riduzione della resistenza del terreno che facilita i cortocircuiti. Se il salvavita scatta di notte nei periodi umidi, la condensa accumulata negli impianti esterni o in cantine e garage può essere la causa.
Le tubazioni danneggiate, le connessioni allentate nel quadro, l’isolamento degradato dei conduttori: tutto questo può creare una dispersione. Anche una congiunzione di due apparecchi difettosi è possibile: ciascuno lascia passare un po’ di corrente, e la somma supera la soglia del salvavita.
Il cablaggio vecchio è frequente negli impianti antichi, i cui conduttori sono invecchiati per decenni. Un isolamento che si indurisce, si crepa o si decompone può mettere il conduttore in contatto con una massa o con la terra. Le connessioni allentate nel quadro, dal canto loro, scaldano e finiscono per creare difetti a volte difficili da localizzare senza aprire il quadro.
Un salvavita vecchio o danneggiato può scattare senza motivo apparente: non rilevando correttamente le dispersioni reali, scatta davanti a qualsiasi corrente, per quanto piccola. Se l’apparecchio è vecchio o ha subito un sovraccarico, la sua sostituzione da parte di un professionista è la soluzione.
Alcuni apparecchi con alimentatori di bassa qualità generano armoniche ad alta frequenza che interferiscono con il funzionamento normale del salvavita. Questo fenomeno colpisce soprattutto caricabatterie, lampade LED di fascia bassa ed elettronica di consumo a basso costo. Un differenziale superimmunizzato (tipo A Si) filtra queste armoniche ed evita gli scatti intempestivi nelle abitazioni con molta elettronica.
Prima di toccare il quadro, conviene annotare le circostanze dello scatto: l’ora, gli apparecchi che erano in funzione, il tempo che faceva. Questa cronologia orienta la ricerca ed evita di girare a vuoto.
Uno scatto che avviene sempre alla stessa ora, durante la notte, orienta verso un apparecchio che funziona in quel momento: scaldabagno, congelatore, pompa della piscina. Uno scatto che segue la pioggia orienta verso l’umidità. Uno scatto che avviene collegando un apparecchio concreto designa quell’apparecchio.
La cronologia aiuta anche a distinguere un problema di potenza da una dispersione. Se lo scatto avviene collegando molti apparecchi insieme, può trattarsi del contatore che stacca per superamento della potenza contrattuale. In quel caso, il problema si risolve scollegando alcuni apparecchi; se il contatore scatta spesso, conviene valutare un aumento della potenza contrattuale.
Invece, se il salvavita scatta senza che la potenza sia in gioco, la causa è una dispersione verso terra. La cronologia permette allora di orientare la ricerca verso un circuito, un apparecchio o una zona della casa prima di aprire il quadro.
Quando un cliente mi descrive un salvavita che scatta, comincio sempre dalla stessa procedura, quella che dettaglio nella guida all’inizio dell’articolo.
Il primo passo è staccare la corrente nel quadro e verificare l’assenza di tensione con un rilevatore conforme. Dopo, si identifica il circuito colpevole: abbassare i magnetotermici posti dopo il differenziale, poi alzarli uno a uno. Se il salvavita scatta alzando un magnetotermico, il circuito colpevole è localizzato.
Questa verifica di assenza di tensione non è una formalità: protegge chi manipola. Il rilevatore deve essere conforme e verificato prima dell’uso. È la prima regola che applico, e la prima che trasmetto prima di descrivere una manipolazione.
L’idea del metodo è semplice: se il salvavita scatta, è che esiste una dispersione in qualche punto di ciò che protegge. Abbassando tutti i magnetotermici posti dopo di lui, si taglia la dispersione. Alzandoli uno a uno, si fa riapparire la dispersione nel momento preciso in cui si alza il magnetotermico del circuito difettoso. Lo scatto al momento dell’alzata designa il circuito colpevole senza ambiguità.
Una volta identificato il circuito, si scollegano gli apparecchi di quel circuito e si provano uno a uno ricollegandoli. L’apparecchio che fa scattare il salvavita è localizzato: non va più usato e va fatto riparare o sostituire.
Ogni ricollegamento si fa allo stesso modo: collegare l’apparecchio, riarmare il salvavita, osservare. Se il quadro regge, si passa all’apparecchio seguente. Se il salvavita scatta, l’apparecchio appena collegato è in causa. Bisogna procedere lentamente e in ordine, perché ricollegare più apparecchi insieme farebbe perdere tutta l’informazione.
Se tutti gli apparecchi sono stati provati senza scatto e il salvavita continua a scattare, la dispersione è nell’impianto fisso del circuito: un cavo, una tubazione, una scatola di derivazione. È il momento di chiamare un elettricista, perché la ricerca esige misure di isolamento con uno strumento adatto.
Interruttore differenziale
Il differenziale confronta le correnti che partono e tornano: stacca in caso di dispersione verso terra, anche senza sovraccarico.
La CEI 64-8, norma degli impianti elettrici utilizzatori edita dal Comitato Elettrotecnico Italiano, fissa le prescrizioni di realizzazione degli impianti a regola d’arte, come stabilito dalla Legge 186/68 e dal DM 37/2008. La sezione 531 tratta dei dispositivi di protezione contro i contatti indiretti, tra cui gli interruttori differenziali.
La protezione differenziale standard è calibrata a 30 mA per la protezione delle persone. Secondo la CEI 64-8, il differenziale deve essere in grado di rilevare le dispersioni e staccare in pochi millisecondi. La scelta del tipo (AC, A, F, B) si fa in base alla natura dei carichi del circuito, come dettaglia la guida alla scelta della norma.
Questa esigenza ha un effetto diretto sul terreno: un impianto vecchio può avere differenziali di tipo AC su tutti i circuiti. Rinnovando il quadro, la sostituzione con il tipo A è la regola, e il tipo B si aggiunge per i circuiti di ricarica dei veicoli elettrici o del fotovoltaico. È un punto che verifico sistematicamente nei miei preventivi di ristrutturazione.
Il DM 22 gennaio 2008, n. 37 (Regolamento degli impianti) impone che gli impianti elettrici siano realizzati da imprese abilitate e dichiarate. Un intervento sul quadro rientra in questo quadro: la dichiarazione di conformità (DiCo) viene rilasciata dall’installatore al termine dei lavori.
Leve del quadro
La posizione delle leve al momento dello scatto completa la cronologia trasmessa all’elettricista.
Il pulsante di test di un interruttore differenziale permette di verificare che il meccanismo funzioni: simula una dispersione di corrente e deve far staccare l’apparecchio. Questo test si fa da soli e rapidamente, circa una volta al mese. Se il pulsante di test non fa scattare l’apparecchio, il salvavita è guasto e va sostituito da un elettricista.
I differenziali devono essere collocati in luoghi facilmente accessibili per permettere questi test periodici. Un salvavita mai provato può essere guasto senza che nessuno lo sappia, fino al giorno in cui non protegge più nessuno.
Lo svolgimento del test è semplice: premere il pulsante T, constatare che il salvavita stacca, poi riarmare. Se l’apparecchio non stacca, non svolge più la sua funzione di protezione, anche se il quadro sembra funzionare normalmente: il difetto apparirà solo quando si verificherà una dispersione reale, e la protezione mancherà nel momento peggiore.
È un’abitudine che raccomando di iscrivere in un rituale semplice: il primo giorno del mese, passando vicino al quadro, premere il pulsante di test di ogni differenziale. L’operazione richiede pochi secondi per apparecchio. Non sostituisce il controllo periodico da parte di un professionista, ma evita che un apparecchio di protezione resti silenziosamente fuori servizio per anni.
Un’osservazione per evitare un falso allarme: la prova del pulsante provoca volontariamente un’interruzione di corrente. Conviene farla in un momento in cui si può riarmare subito, e avvisare le persone presenti nell’abitazione, in particolare se ci sono apparecchi sensibili in funzione.
Magnetotermico
Le marcature presenti sul quadro sono utili prima di qualsiasi ricerca, senza togliere il coperchio.
Il primo errore è riarmare senza capire. Un salvavita che scatta in continuazione non è una noia: è un segnale d’allarme. Riarmare più e più volte senza cercare la causa espone le persone a un difetto che può aggravarsi, e non protegge nulla.
Il secondo errore è bloccare la leva o tenere il salvavita forzato in posizione ON. Un salvavita bloccato non protegge: la dispersione continua a circolare verso terra, e la protezione non interverrà quando qualcuno si troverà in contatto. Non esiste alcuna situazione in cui bloccare un salvavita sia la soluzione giusta.
Il terzo errore è sostituire il salvavita senza identificare la causa. Un salvavita nuovo scatterà esattamente allo stesso modo se il difetto è nel circuito: cambiare l’apparecchio senza trovare la dispersione è una falsa soluzione, che costa denaro e non protegge nessuno. La ricerca va fatta circuito per circuito, apparecchio per apparecchio.
Il quarto errore è ignorare i segni di calore, odore o macchie marroni. Uno scatto accompagnato da odore di bruciato, da un calore anomalo nel quadro o da tracce scure su un modulo impone di fermare le prove e far controllare il circuito da un professionista. Questi segni indicano un difetto che può evolvere verso un incendio.
Un salvavita che scatta in modo ripetuto, con o senza apparecchio collegato, merita l’intervento di un professionista quando la causa non appare dopo la ricerca circuito per circuito. L’elettricista dispone di strumenti di misura —megohmetro, pinza amperometrica— che permettono di misurare l’isolamento dei circuiti e localizzare la dispersione nell’impianto fisso.
Va chiamato un professionista anche quando lo scatto è accompagnato da segni di calore, odore o macchie marroni, quando il salvavita scatta dopo la pioggia, o quando il quadro non ha una marcatura affidabile. L’intervento su un quadro elettrico si affida a un installatore abilitato: in Italia, gli impianti elettrici devono essere realizzati da imprese abilitate che rilasciano la dichiarazione di conformità.
Infine, se il salvavita è vecchio o ha subito un sovraccarico, la sua sostituzione fa parte della manutenzione normale dell’impianto. Un salvavita che non scatta più al test mensile va sostituito senza aspettare un guasto.
Il salvavita scatta quando rileva una dispersione di corrente verso terra di circa 30 mA: un elettrodomestico difettoso, umidità, un cablaggio danneggiato o un salvavita vecchio. La ricerca si fa circuito per circuito.
Sì: secondo la CEI 64-8, i differenziali degli impianti domestici devono scattare a 30 mA per proteggere le persone dai contatti indiretti, con il tipo scelto in base ai carichi del circuito.
Prema il pulsante T una volta al mese: il salvavita deve staccare immediatamente la corrente. Se non stacca, è guasto e va sostituito da un professionista.
L’umidità infiltrata in una presa esterna, un’illuminazione del giardino o una tubazione crea un percorso conduttore verso terra. Uno scatto che segue la pioggia orienta verso questo tipo di causa.
Il salvavita (interruttore differenziale) stacca in caso di dispersione di corrente verso terra (30 mA) e protegge più circuiti insieme. Il magnetotermico protegge un solo circuito contro sovraccarichi e cortocircuiti. Un differenziale magnetotermico combina entrambi.
Un salvavita che scatta senza apparecchio collegato indica una dispersione nell’impianto fisso (cavo, tubazione, scatola). Dopo aver isolato il circuito, bisogna chiamare un elettricista per misurare l’isolamento.
Fonti e riferimenti
Guide pratiche su impianti elettrici, diagnosi dei guasti e scelta degli utensili di lavoro, verificate secondo le norme tecniche di questa edizione nazionale.
Differenza tra differenziale tipo A e tipo AC: correnti di difetto alternate e pulsate, quando usare ogni tipo secondo la CEI 64-8.
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